01.09.2025

07.09.2025

ARENA 11
~ Cinema e Comunità

Parco Tevere Marconi
Lungotevere di Pietra Papa - RM

Arena 11 – Cinema e Comunità è una rassegna di cinema transculturale curata da Cultural Pro APS, che si svolgerà presso il Parco Marconi nel Municipio XI di Roma nel 2025 e nel 2026. L’evento propone la visione di film italiani e internazionali che raccontano il territorio e la sua comunità attraverso voci e sguardi che svelano il rapporto di continuità storica, sociale e culturale del nostro quartiere con altri contesti.

Parco Tevere Marconi
Lungotevere di Pietra Papa - RM

Vi invitiamo dunque a (ri)scroprire film d’autore italiani e dei Paesi d’origine delle comunità diasporiche di Roma. Il nostro obbiettivo è stimolare la passione per il cinema e momenti di socialità tra gli abitanti del quartiere e chiunque voglia partecipare. La selezione è pensata per superare la prospettiva eurocentrica ed etnocentrica che spesso domina la nostra percezione del mondo portando storie che si intrecciano alle nostre, al fine di comprendere quello che davvero abbiamo in comune.

Il filo che lega i film dell’edizione 2025 è il lavoro. Il quartiere Marconi emerge tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in mezzo a una zona industriale le cui tracce sono ben visibili nell’area dell’ex Gazometro. Questo focus ci permette di esplorare il modo in cui la dialettica tra “centro” e “periferia” ha modellato lo spazio urbano condizionandone le dinamiche sociali e culturali. I film raccontano come le persone comuni cercano di fare fronte allo sfruttamento, alla disoccupazione, e alla distruzione dell’ambiente rurale e urbano da parte dei nostri sistemi di produzione. Le storie che compongono la rassegna mostrano che il profitto senza scrupoli è alla base di problematiche attuali come la diseguaglianza, le migrazioni, le disparità di genere, e il razzismo.

Arena 11 è un luogo di aggregazione creato per il piacere di vedere dei film e per rafforzare la solidarietà tra gli abitanti del quartiere e della capitale.

“Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura”.

 


 

Lunedì 1 settembre – dalle 20:00
Ai Margini della Metropoli
Produzione: Italia, 1953
Regia: Carlo Lizzani, Massimo Mida
Durata: 96 minuti

Diretto da Carlo Lizzani con la collaborazione di Massimo Mida, il film racconta la vicenda di un giovane lavoratore precario che viene ingiustamente accusato di omicidio. Come suggerisce il titolo, la trama è ambientata soprattutto in zone periferiche della capitale e alcune scene offrono delle panoramiche sul quartiere Marconi e gli adiacenti spazi quando tutta l’area era ancora una zona industriale. Una delle scene sembra essere stata girata proprio sotto Ponte Marconi – dove ha luogo la nostra rassegna – prima che la sua costruzione fosse ultimata. Il film rispecchia i canoni del neo-realismo, ma contiene elementi di azione e tensione che saranno in seguito elaborati da Lizzani, il quale divenne uno dei principali pionieri del genere poliziottesco degli anni Sessanta e Settanta. Le dinamiche politiche e sociali ricreate nel film sono attualissime nonostante gli anni che sono trascorsi dalla sua uscita. Il margine di cui si fa riferimento nel titolo è inteso come zona di frontiera tra città, fabbriche e campagne popolata da esclusi/e e fuggitivi/e che lottano per la sopravvivenza e per la dignità.

 

Martedì 2 settembre – dalle 20:00
Balada
Produzione: Bosnia-Erzegovina, 2022
Regia: Aida Begić
Durata: 115 minuti

L’ultimo film della regista bosniaca Aida Begić è incentrato sulla storia di Meri, una trentenne di Sarajevo che dopo essersi separata dal convivente cerca di ottenere l’affidamento della figlia. Meri deve scontrarsi con un ambiente che non consente alle donne di vivere in autonomia e in serenità senza marito. La regista ci immette nel mondo quotidiano della protagonista attraverso un racconto realista, visionario e ironico trasportandoci così nel mondo interiore di Meri senza indurci a provare sentimenti pietistici. La protagonista non è un’eroina di quartiere ma una persona comune, che non sempre sa se le sue scelte siano giuste o sbagliate. Un fattore fondamentale del film è la colonna sonora che trasporta efficacemente il retaggio storico e culturale della città e dei personaggi. Sebbene non tocchi direttamente il tema della guerra in Bosnia-Erzegovina, l’opera mostra che l’evento ha lasciato segni indelebili nella città ed ha condizionato il modo in cui si immagina il rapporto con lo spazio urbano.

 

Mercoledì 3 settembre – dalle 20:00
Still here
Produzione: Italia, Sri Lanka, 2022
Regia: Suranga Deshapriya Katugampala
Durata: 96 minuti

Girato tra Milano e Colombo – la capitale dello Sri Lanka – il film del regista italo-cingalese Suranga Deshapriya Katugampala esplora il destino parallelo di due città catturate da un’ondata di cementificazione verticale e ci fa rendere conto del futuro distopico in cui viviamo. La storia ha luogo in una periferia che ha l’ambizione di diventare centro e che come tale, diventa progressivamente alienante per gli abitanti del quartiere. Il film mostra come la periferia non sia tanto un vero e proprio luogo, quanto gli abitanti dei quartieri soggetti a un ciclico processo di gentrificazione che adesso reclama non solo gli ultimi squarci di verde rimasti in città, ma anche il mare e il cielo. Per raccontare questa storia, il regista si affida a suoni, immagini, ricordi e visioni che creano un flusso di vissuto trans-temporale e eterotopico rendendo le due città pressoché indistinguibili e in continuità l’una con l’altra. Ma proprio questa periferia mobile che una volta era chiamata “classe operaia” e ora “migrante” fa sentire il suo grido di rivolta che dice “(siamo)ancora qui/still here”.

 

Giovedì 4 settembre – dalle 20:00
Manila negli artigli della luce
Produzione: Filippine, 1975
Regia: Lino Brocka
Durata: 125 minuti

Uscito nel 1975, il film racconta la vita di Julio, un giovane pescatore che va a Manila, la capitale delle Filippine, per cercare la sua ragazza. Il film è stato girato durante gli anni del regime di Ferdinand Marcos (1972-1981), una dittatura di estrema destra caratterizzata da corruzione e repressione. La grande metropoli è popolata da persone originarie di zone rurali che sono state costrette ad abbandonare i loro villaggi a causa di politiche di “modernizzazione” e espropriazione iniziate nel periodo coloniale. La vicenda di Julio ci svela quanto sia difficile vivere in uno Stato che non difende le persone, ma le lascia esposte ai soprusi di avidi datori di lavoro che li trattano come attrezzi. Apertamente gay, il regista Lino Brocka ha trattato soventemente tematiche queer che emergono anche in quest’opera. Il messaggio più forte che Brocka ci ha lasciato in questo film è che anche in momenti dominati dall’egoismo e dalla paura, è comunque possibile trovare persone amiche disposte ad aiutarci.

 

Venerdì 5 settembre – dalle 20:00
Luna Park
Produzione: Albania, Italia
Regia: Florenc Papas
Durata: 101 minuti

Il secondo lungometraggio del regista albanese Florenc Papas, ricrea l’Albania della seconda metà degli anni Novanta, un Paese che i media italiani e internazionali descrivevano come un luogo popolato da gente affamata e criminale che minacciava il benessere dell’Europa occidentale. Lo sguardo del regista complica questa narrazione di stampo coloniale, mostrando come la società albanese sia stata in verità molto più complessa. Il film narra le vicende di una donna disoccupata e di suo figlio adolescente il quale soffre perché la sua ragazza è emigrata in Grecia. Negli anni Novanta l’Albania aveva imboccato la via delle riforme passando dal sistema socialista a quello capitalista seguendo i consigli di organi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Mentre questa transizione ha posto fine alla dittatura comunista di cui gli albanesi non ne potevano più, la trasformazione del sistema produttivo, portò al collasso delle aziende statali e ad un altissimo tasso di disoccupazione.

 

Sabato 6 settembre – dalle 20:00
Made in Bangladesh
Produzione: Bangladesh, 2019
Regia: Rubaiyat Hossain
Durata: 95 minuti

A Dhaka, in Bangladesh, le operaie di una fabbrica di vestiti si oppongono allo sfruttamento a cui sono sottoposte da parte dei loro datori di lavoro uomini. Shimu, la più coraggiosa del gruppo, è determinata a fondare una sezione sindacale affinché lei e le sue colleghe possano avere i diritti che le spettano. La regista Rubaiyat Hossain narra una storia di ribellione sottolineando il forte legame che c’è tra patriarcato e sfruttamento capitalista di cui ne fanno le spese soprattutto le donne. Il film dimostra che l’unico modo per emanciparsi da una situazione di sistemico ricatto è la solidarietà. La trama è priva di appigli e slanci idealistici di fattura Ottocentesca e mostra l’intersezione tra lotta di classe e di genere attraverso una prospettiva locale. Lo sguardo della regista si rifiuta di fornire risposte univoche e universali poiché la storia ha già dimostrato che simili tentativi generano traumi e altre forme di oppressione. La storia di Shimo ci dice che il “che fare” del XXI secolo non può essere deciso da alienanti organi istituzionali che pensano in termini statistici e ideali, ma deve scaturire dalla volontà di comunità reali, formate da persone che vivono in contatto le/gli une/uni con le/gli altre/i.

 

Domenica 7 settembre – dalle 20:00
Atlantique
Produzione: Senegal, Francia, 2019
Regia: Mati Diop
Durata: 106 minuti

Il film è ambientato a Dakar, la capitale del Senegal e racconta la storia di Ada, una ragazza adolescente che si oppone ad un matrimonio forzato mentre attende notizie del ragazzo che ama, un operaio edile che è partito per emigrare in Spagna. La trama evoca cinquecento anni di storia di sfruttamenti e colonizzazioni che hanno lasciato il mondo diviso tra Paesi “ricchi”, che hanno beneficiato del colonialismo, e Paesi “poveri”, che hanno pagato e che continuano a pagare il prezzo del benessere occidentale. Le strutture politiche e ideologiche del colonialismo sono alla base del rapporto iniquo che c’è tra i cittadini dei Paesi “Occidentali” che – se possono permetterselo – viaggiano liberamente per turismo e per lavoro, e i cittadini di Paesi sorti dalle ex colonie a cui non è concesso viaggiare in Occidente per via di pregiudizi razziali e di classe. La regista franco-senegalese Mati Diop ci aiuta a comprendere la migrazione attraverso la prospettiva di quelle e di quelli che restano, esplorando il loro senso di abbandono, di colpa e di paura. Ma l’oceano è anche memoria collettiva che come una corrente sommersa riemerge dal fondo per diventare una fonte di rivalsa e di rinascita.

 

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